DOCUMENTO CINA
Cina: diritti negati, omicidi di stato.
Ad alcuni anni di distanza dall’assegnazione dei giochi olimpici alla città di Pechino ci siamo chiesti in quale misura sia migliorato il rispetto dei diritti umani nello stato asiatico. Bene: il risultato della nostra piccola ricerca è a dir poco inquietante In Cina infatti il regime guidato dal partito comunista nega tutt’ora al popolo i più elementari diritti, in quanto mancano completamente o sono fortemente limitati, ad esempio, libertà religiosa, d’espressione, di stampa, o il diritto ad unirsi in organizzazioni sindacali.
Il paese detiene il triste primato delle condanne a morte. La cifra delle esecuzioni totali si aggira infatti, stando ad alcune stime di Amnesty International, sulle tremilaquattrocento all’anno, anche se si teme che possano essere molte di più, poichè il numero esatto non è dato saperlo in quanto in Cina costituisce un segreto di stato. Stando alle dichiarazioni di un membro del congresso nazionale del popolo esse potrebbero raggiungere la cifra record di diecimila all’anno. Ma la cosa ancora più grave è che le varie condanne a morte maturano spesso al termine di processi del tutto iniqui e caratterizzati da una forte influenza della sfera politica su quella giudiziaria.
In tutto il paese è presente il ricorso alla tortura per punire chiunque si oppone alle brutali politiche del regime. Le autorità nazionali hanno posticipato la visita del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, inoltre è vietato l’accesso al paese alle organizzazioni non governatove desiderose di una indagine indipendente. Nella zona di Pechino da tempo vengono eseguiti numerosi sfratti volti a liberare interi palazzi, i quali vengono poi abbattuti per ordine del governo. Al posto dei palazzi vengono usualmente costruiti degli edifici legati ai giochi olimpici prossimi venturi. Ma gli sfrattati non vengono mai risarciti in modo adeguato, e coloro che si oppongono a questa logica, siano essi gli avvocati che accettano di difenderli o i giornalisti che cercano di rendere i fatti di pubblico dominio, vengono perseguitati dal regime attraverso arresti arbitrari che culminano sovente in percosse e torture da parte delle polizia. Per perseguire riformisti ed attivisti vari il governo si avvale di alcuni articoli del codice penale come “sovversione” o “divulgazione di segreti di stato”; di queste indefinite tipologie di reato sono accusati quasi tutti quelli che praticano attività invise al regime. Citiamo a titolo esemplificativo alcune tra le molte storie che sono emerse dall’inferno cinese. Il signor Ding Zilin, come riporta il sito di Amnesty International, è un attivista che si batte per i diritti dei malati di AIDS. Egli è stato arrestato e poi percosso per impedirgli di organizzare una protesta contro le modalità con cui il regime si è impegnato ad affrontare l’epidemia di AIDS nella provincia, epidemia che ha raggiunto il milione di infettati ed è scoppiata perché la stazione pubblica di donazione del sangue era priva delle indispensabili norme igienico-sanitarie.
Ma la situazione diviene particolarmente inaccettabile prendendo in considerazione la libertà religiosa, sistematicamente negata a chi non si adegua alle norme imposte dal governo. Sono all’ordine del giorno, ad esempio, le persecuzioni verso i cattolici fedeli al Papa, che non si adeguano quindi alle regole della Chiesa Patriottica. Dal 1999 si stima che siano morti a causa delle torture e dei maltrattamenti subiti in carcere oltre mille seguagi del gruppo religioso Falun Gong; in Tibet, regione dove ai tempi di Mao- Ze-Tung si è consumato un orrendo genocidio, suore e monaci tibetani sono regolarmente incarcerati e torturati.
Prima abbiamo fatto riferimento alla mancanza di diritti dei lavoratori, che non hanno neanche la possibilità di riunirsi in sindacati. Ciò comporta una totale mancanza di sicurezza: la Cina è il paese in cui si conta il maggior numero di morti sul lavoro. Inoltre i lavoratori sono retribuiti con miseri salari ed hanno orari di lavoro disumani; in pratica è grazie a queste condizione di schiavitù che caratterizzano il più grande paese nel quale la rivoluzione ha trionfato ed il socialismo reale è divenuto tale che i prodotti cinesi sono tanto convenienti, così tanto da danneggiare seriamente la nostra economia. Questi infatti, immessi nel nostro mercato, finiscono per avere successo in quanto molto economici; non si contano le fabbriche italiane costrette a chiudere a causa della concorrenza sleale cinese. A ciò bisogna aggiungere i tre milioni di persone condannate ai lavori forzati, senza la minima tutela, tra i quali centomila credenti di varie confessioni.
Come ogni realtà infame anche il regime comunista cinese non manca di prendersela coi più deboli, come donne e bambini. La pianificazione famigliare imposta dal governo ha comportato infatti innumerevoli aborti forzati. Le numerose donne detenute in carcere, tra le quali molte appartenenti a diversi gruppi religiosi, sono sistematicamente soggette a stupri e maltrattamenti vari, come ha recentemente riportato una dissidente, che, all’uscita dalla galera, si è ritrovata il corpo deturpato per le angherie subite dai poliziotti.
Stupisce, vista la gravità della situazione, che poco più di un anno fa il Presidente Ciampi abbia guidato nel paese asiatico una delegazione d imprenditori e non abbia spesi una sola parola in favore dei diritti umani negati, mentre addirittura sconcertano e disgustano le affermazioni di Fausto Bertinotti, per il quale in Cina non sussistono persecuzioni religiose o gravi repressioni.