Presidenza Provinciale di
Massa - Carrara
Sono ormai passati più di due mesi da quando è iniziata per la prima volta, presso l’ospedale Sant’Anna di Torino, la sperimentazione della pillola abortiva RU 486; tale sperimentazione, dopo la temporanea sosta imposta dal ministro della salute Francesco Storace è ripresa poche settimane fa, in virtù del nulla osta concesso ai medici dell’impianto ospedaliero i quali hanno in parte modificato il protocollo della sperimentazione. Negli ultimi giorni diverse altre regioni hanno manifestato l’intenzione di avviare in alcuni ospedali del loro territorio la medesima sperimentazione, e tra queste figura, ahi noi, anche la regione Toscana. L’ospedale Lotti di Pontedera ha infatti recentemente chiesto l’acquisizione della pillola direttamente dalla Francia. Con questo documento intendiamo chiedere con forza che la regione non avvii alcuna sperimentazione, dal momento che riteniamo questa gara intrapresa dagli enti regionali verso la pillola un grave incitamento all’aborto, il quale viene drammaticamente banalizzato, tanto da far credere ai più che d’ora in poi per uccidere una vita umana sarà sufficiente bere un bicchiere d’acqua; ci chiediamo inoltre cos’abbia spinto i nostri amministratori a ritenere il nuovo farmaco così efficace e sicuro da acquistarlo coi soldi dello stato mentre in Piemonte lo stanno ancora studiando. Questo operato ha portato la regione a scontrarsi col ministro Storace il quale ha evidenziato che ogni richiesta di farmaci non ancora registrati e commercializzati in Italia deve essere sottoposta ad una preventiva autorizzazione ministeriale. Inoltre il ministro ha spiegato che il governo è pronto a modificare la misura eccezionale datata 1997 che prevede per alcuni particolari casi la possibilità di importare farmaci non registrati nel nostro paese, perché questa eccezione, valida solo in mancanza di valide alternative terapeutiche, non diventi una regola.
Entriamo adesso nel merito della questione analizzando dettagliatamente in cosa consiste la nuova pillola e perché noi siamo contrari.
Cos’è la RU 486
La pillola abortiva, detta anche RU 486, è un composto chimico contenente mifepristone, una sostanza che inibendo il progesterone impedisce alla gravidanza di proseguire. Due giorni dopo aver assunto il mifepristone la paziente deve prendere un’altra pasticca, stavolta a basa di misoprostol, che permette le contrazioni necessarie all’espulsione dell’embrione. Il farmaco è stato utilizzato per la prima volta in Francia nel 1988, ed attualmente è in uso anche negli Stati Uniti ed in molte realtà europee.
Legislazione in merito alla sperimentazione ed
acquisizione di farmaci non registrati in Italia
Riteniamo particolarmente importante ricordare che in base alla nostra legislazione deve essere l’azienda che produce un farmaco a chiedere allo stato il permesso per la registrazione del medicinale, e ad oggi l’azienda francese che produce la RU486 non ha chiesto l’autorizzazione nazionale; tale autorizzazione è altresì importantissima poiché è legata alle verifiche scientifiche volte a dimostrare l’eventuale sicurezza del farmaco. Pertanto gli ospedali che decidono di acquistare il farmaco direttamente dalla ditta francese come il Lotti di Pontedera tentano di aggirare la legislazione nazionale, e ciò è gravissimo perché mette a repentaglio la salute dei cittadini.
Perché siamo contrari
Noi siamo assolutamente contrari all’uso della pillola RU486 perché oltre a costituire, come abbiamo già detto, una grave banalizzazione dell’aborto da cui potrebbe derivare un uso massificato dell’aborto stesso, di cui usufruire al pari di un normale contraccettivo, comporta notevoli rischi per la salute della donna e per molti aspetti si scontra con le attuali norme legali in materia, in particolare con la legge 194, che, come ha più volte ricordato lo stesso ministro, ha il compito primo di evitare l’aborto e non di favorirlo.
Rischi per le donne:
1) In primo luogo c’è il rischio che l’interruzione della gravidanza non riesca completamente: negli altri paesi è accaduto all’incirca nel 5% dei casi. Quando si verifica quest’evenienza è indispensabile ricorrere all’aborto chirurgico, per far sì che il bambino non venga al modo con gravi malformazioni.
2) Esiste anche un forte rischio di avere emorragie, più o meno gravi; a Torino, durante la prima fase della sperimentazione una donna ha subito un’ espulsione parziale con conseguente emorragia, fuori dal controllo ospedaliero. Quest’aspetto della vicenda ci suggerisce un altro importantissimo motivo per il quale siamo contrari a questa pratica abortiva, cioè il palese contrasto con quanto prescrive la 194, in base alla quale la donna deve rimanere ricoverata fino ad aborto ultimato. E’ importante inoltre ricordare che nei paesi nei quali la pillola è legale si sono riscontrati diversi decessi legati all’uso della pillola stessa
3) Effetti collaterali come nausea, crampi e cefalea sono all’ordine del giorno.
4)E se questi sono i rischi fisici che corrono le pazienti, ancora più gravi sono i rischi psicologici per le mamme che decidono di autosomministrarsi l’aborto. Se, come ormai si ammette anche dal fronte abortista, un aborto chirurgico è un trauma notevole per la donna, ciò varrà molto di più adesso che è la mamma stessa ad ingerire il veleno che porterà alla morte la creatura nel suo grembo, con buona pace di chi sostiene che l’aborto farmacologico sarà meno traumatico di quello chirurgico. Esso rappresenterà l’ interiorizzazione del dramma della donna.
Incongruenze legislative con la legge 194:
Per molti aspetti questa pratica abortiva si scontra con la nostra legislazione in materia. Abbiamo già visto come non venga garantita assistenza ospedaliera alle pazienti, inoltre, tra le altre cose, c’è il rischio che la paziente non sia sottoposta alle obbligatorie pratiche dissuasive previste dalla legge.
Aspetto etico:
Noi, coerentemente alla nostra storia e ai nostri valori, siamo impegnati nella battaglia in difesa della vita umana, che in quanto tale non può essere soggetto di una banale sperimentazione. Abbiamo già spiegato come la minore consapevolezza del gesto che deriverebbe dalla liberalizzazione del farmaco comporterebbe un aumento del numero degli aborti. Invece di impegnarsi per rendere a tutti i costi più facile la possibilità di abortire i nostri amministratori dovrebbero sforzarsi di donare a tutte la madri la possibilità di non abortire. In questo senso apprezziamo la volontà del ministro Storace di mandare i volontari del Movimento per la Vita nei consultori, ma sappiamo che questo deve essere un punto di partenza.